Immagine della medaglia celebrativa che la parrocchia di San Giovanni Bianco ha fatto realizzare
all'artista serinese Giovanni Bonaldi in occasione della ricorrenza del
miracolo della fioritura della Sacra Spina del 25 marzo 2005.

Lettura degli elementi simbolici della medaglia commemorativa
della Sacra Spina di S. Giovanni Bianco realizzata da Giovanni Bonaldi


Nel descrivere i contenuti si intende considerare come faccia anteriore della medaglia la parte che rappresenta la fioritura della Sacra Spina. Questa infatti descrive una porzione di albero (Rhamnus lycioides) dal quale prende corpo una ramificazione di spine. Tra essa, una in particolare, più marcata nella sua estensione laterale, si espande verso destra sino a quando un bocciolo di rosa si erge verso l’alto dei cieli come a voler celebrare l’evento miracoloso della fioritura. In questo contesto possono sfuggire dei particolari che invece sono decisivi nell’ambito interpretativo. Per esempio, sull’asse centrale dell’albero, in alto, vi è posta una lettera ebraica, yod, espressione dell’essenza divina di Dio. Procedendo in senso antiorario, seguendo la circonferenza della medaglia, si arriva per caduta visiva al margine sinistro della stessa dove la terra, come presenza di un atto creativo di Dio, fa la sua comparsa. Si presenta come forma levigata convessa, liscia nella sua porzione di base per stratificarsi ed essere sbrecciata e scandita da lame verticali, quasi fossero scansioni musicali temporali. Sulla sinistra una struttura cubica posta in sezione rivela sul suo piano inclinato una scritta in ebraico di “Angelo” (mal’ak-messaggero). L’angelo di Dio pare sorvegliare la casa di Maria, madre di Gesù, la quale per analogia rappresenta la Madre terra. In quello spazio metafisico della casa, è avvenuto l’evento straordinario dell’Annunciazione. Maria, partorendo il Figlio, è stata come da Dio spiritualmente seminata di uno splendore divino rendendo la stessa santa e benedetta. Dal seme-Gesù ecco ergersi e irrompere dalla terra quell’albero che vive e cresce alla luce del Padre posto in alto che vigila. Nel suo intercedere verso l’alto e ramificare i lati, ecco l’aculeo della S. Spina espandersi verso destra attestando l’evento miracoloso e straordinario che “dovrebbe” verificarsi proprio nella giornata del 25 marzo con la fioritura. Così, a livello interpretativo, una rosa sintetizza questo evento germogliando verso l’alto in tensione con Dio. L’inno, che accompagna tale festività, viene inciso sulla terra: “Aculeos mutat rosis” (La spina muta in rose i suoi aculei).
Ma quella rosa non vuole essere l’espressione di un miracolo oggettivo e concreto, quanto l’espressione di un amore dell’uomo verso il proprio Padre; quindi una trasformazione, un’alchimia spirituale che deve avvenire fondamentalmente nel cuore dell’uomo. Questa è la vera fioritura che deve avvenire.
Sulla faccia opposta della medaglia, la stessa spina è cesellata nella struttura complessiva della corona che è stata posta sul capo di Gesù nei giorni della passione. Ed è proprio in questa rappresentazione che la Chiesa di San Giovanni Bianco, espressione di una comunità che vive in modo così profondo e devozionale questo momento, è incastonata come pietra preziosa tra la Santa Spina (aculeo più lungo) e la corona; per analogia la Chiesa-comunità diventa espressione di quella rosa che dovrebbe testimoniare l’evento miracoloso della fioritura dei cuori della gente, di quella comunità, di ognuno di noi.
Solo così quella “pietra preziosa” che è la Chiesa di S. Giovanni Bianco, idealmente espressione di tutte le comunità che condividono questo momento, sarà veicolata a Dio come su un Carro Celeste, (merkavah), dalla corona di spine (e quindi dalla morte e risurrezione di Gesù) sulla quale il popolo cattolico affonda il suo credo e le sue radici.
 

Giovanni Bonaldi