La cappellina é citata negli atti della visita pastorale di San Carlo Borromeo (1575) come dedicata alla Beata Vergine Maria, e sede di una confraternita intitolata alla Madonna. Nelle minute della stessa visita, sia pure in modo ambiguo e confuso, é riportata la notizia che essa fu fondata dalla famiglia De Raspis: il dato é da verificare, ma appare plausibile, poiché la famiglia era una delle più in vista di Cornalita, ed offre una interessante ed inedita pista di studio. Il piccolo edificio (alto circa 5 metri, largo 6,50 e profondo 4) si presenta come una grande nicchia chiusa da una cancellata lignea. Un'abside schiacciata chiude infatti un corpo di forma trapezoidale coperto da una volta a botte, con un'unica finestra che si apre a valle. Il raccordo con la copertura del portico é assicurato dalla decorazione pittorica della facciata, che cerca di regolarizzare uno spazio molto asimmetrico. Ai lati dell'arcone vediamo infatti i resti di una Annunciazione (la figura dell'angelo è quasi tutta perduta a causa dell'ancoraggio di una arco di, sostegno) al di sotto della quale, in due nicchie, intravediamo due figure di Santi: il Battista, a destra, e -probabilmente- San Giovanni Evangelista. La porzione superiore della muratura, in parte compromessa dall'alloggiamento delle travi di sostegno del tetto, presenta una raffinata decorazione a finto bugnato a punta di diamante rosa, aperta nella parte centrale da un oculo in prospettiva, dove si affacciano tre figure maschili in preghiera. In quella centrale, grazie alle tracce di una croce sul nimbo possiamo riconoscere Cristo, mentre il vegliardo seminudo a destra è da identificarsi in San Giobbe, il cui culto é testimoniato in zona. All'interno, in armonia con l'intitolazione alla Vergine, l'intera decorazione ruota intorno ai fatti della vita della Madonna, così come sono narrati nella "Legenda aurea" di Jacopo da Varagine. La vicenda si svolge a partire dal vertice della volticina a botte, verso sinistra, con le storie di Gioacchino ed Anna, prosegue con la nascita e l'infanzia di Maria, fino al matrimonio. Dopo una sosta sul frontone, dove é l'Annunciazione, riprende daccapo dal culmine della volta a botte con la presentazione di Gesù al Tempio e con gli episodi che precedettero la morte e l'assunzione della Madonna. Probabilmente nella nicchia al centro dell'abside, sopra l'altare ora distrutto e sotto l'immagine di Cristo Pantocratore attorniato dai simboli degli evangelisti e dai dottori della chiesa, era posta una statua della Vergine. Il ciclo appare opera di un solo pittore, formatosi su esempi lombardi di metà Quattrocento, perché ha in mente Butinone, con le sue scene scalate in prospettiva, le sue forzature espressive, i suoi panni acciaccati, ed evidentemente conosce la miniatura del periodo. Ed è un artista aggiornato, con qualche velleità di rigore prospettico e affascinato dai repertori decorativi all'antica. Questi però sono soltanto orecchiati, ed applicati in modo non rigoroso: si vedano le sue architetture improbabili; i fregi a candelabra che corrono anche in orizzontale, divenendo cornici che dividono le scene (esattamente come suole accadere nei codici miniati); o i rosoni, tipiche decorazioni da soffitto che si trasformano in crustae marmoree per ornare lo zoccolo dell'edificio. Gli elementi che gli stanno più a cuore sono, evidentemente, la chiarezza ed efficacia del racconto, con personaggi riconoscibili ed icastici, e l'effetto decorativo dell'insieme che dobbiamo immaginare ancora più ricco. Infatti il tono rosso ora dominante ed un poco monotono é dovuto alla caduta pressoché totale degli azzurri di fondo, e per avvicinarci a quella che era l'immagine originale dobbiamo mettere in conto l'oro che ornava le aureole, i verdi profondi, le finiture a calce che sicuramente conferivano un aspetto vario e fulgente all'insieme.

Il restauro. Una lapide murata all'interno del piccolo edificio ricorda il restauro del 1964-66, eseguito da Giuseppe Arrigoni e finanziato da Giovanni Pandini in ricordo del padre. Fu un intervento fondamentale, di cui resta una ottima documentazione fotografica, ma nessuna relazione scritta, e che perciò possiamo ricostruire solo a grandi linee: innanzi tutto venne riportata alla luce la decorazione della piccola abside, ancora nascosta dallo scialbo, si intervenne sui dissesti statici, furono certo consolidati gli intonaci e la pellicola pittorica e vennero risarcite le estese lacune di policromia.

Il restauro recente, concluso nel 2003, é stato invece eseguito dallo studio Villa ed é intervenuto su di una situazione ridivenuta precaria, a causa di una lieve, ma persistente instabilità statica e di evidenti ristagni di umidità, che avevano tra l'altro accelerato il degrado del precedente restauro.

Relazione di Emanuela Daffra della "Sovrintendenza per i beni architettonici di Milano"

 

Altra pagina sulla  Chiesa del Corpus Domini a Cornalita